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Curare la relazione, intrecciando ambienti fisici e virtuali


19 luglio 2012

Cos’è una “rete”? È la capacità di creare relazione. E non c’è distinzione tra le modalità in cui si realizza la relazione. Il rapporto autenticamente umano innerva sia la conversazione faccia a faccia sia quella mediata dalla tecnologia, il rapporto amicale e quello professionale, quello finalizzato al raggiungimento di un obiettivo e l’interazione quotidiana.

Questa è la storia di Paolo, uno studente che nell’estate tra la quarta e la quinta liceo scientifico ha scoperto di avere una malattia severa.

Il   primo video realizzato da una emittente comunitaria locale, riporta una sessione di filosofia svolta con i compagni durante la quarta liceo, davanti agli studenti delle classi terze. Proprio a Paolo era toccato di commentare i testi di Platone riferiti alla guarigione dell’anima attraverso il dialogo e la comunicazione. E a dire che tale guarigione dell’anima si intreccia con quella del corpo. Ascoltare queste parole a distanza di un anno non lascia indifferenti.

Il secondo video, realizzato da Rai Uno, mette in evidenza la profonda umanità coltivabile negli ambienti tecnologici, superando in un colpo tanti luoghi comuni. Paolo ha frequentato la classe quinta per lo più in forma “virtuale”, attraverso un collegamento in videoconferenza e con altri ausili tecnologici. Eppure per lui, per i compagni, per i docenti, per i familiari l’ambiente digitale è stato un ambiente perfettamente umano e umanizzante.

La scuola, pur nelle sue difficoltà, può trovare sostegno se si apre alle realtà del territorio. Tutti hanno fatto “rete” in questa storia: una rete tecnologica, umana, professionale, culturale e di amicizia. Nel caso specifico si è trattato di un intervento che ha dato una risposta a due diritti costituzionali fondamentali: il diritto allo studio e il diritto alla salute. Non sono purtroppo pochi i casi in cui uno studente è impossibilitato a frequentare in modo regolare la scuola per problemi di salute, più o meno lunghi. Ma non si tratta solo di casi legati a difficoltà specifiche: quella che la scuola ha davanti è la sfida di abitare l’ambiente di vita delle persone: studenti, docenti, famiglie. Ognuno con le sue caratteristiche: ma uno “spazio condiviso” è indispensabile in un scuola che voglia davvero essere “comunità dell’apprendimento”.

Paolo è tornato a scuola alla fine dell’anno scolastico, e ha terminato con successo gli esami di Stato.


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