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Quello che si dice della LIM


25 maggio 2011

Atteggiamenti, credenze, aspettative degli insegnati nella fase iniziale di adozione

Fino a pochi anni fa, l’acronimo LIM (Lavagna Interattiva Multimediale) era estraneo al lessico della scuola e della didattica. Solo qualche “pioniere”, dapprima in Lombardia, Trentino ed Emilia Romagna, poi nelle regioni del Sud interessate dal progetto Digiscuola, aveva avuto occasione di sperimentare l’integrazione la versione digitale della vecchia lavagna di ardesia.

Il Piano di diffusione della LIM, avviato dal MIUR nel 2009, ha contribuito a rendere più familiare questo “oggetto”, distribuendo alcune
migliaia di lavagne digitali nelle scuole. Oggi molti insegnanti, anche tra quelli che non dispongono della tecnologia, sanno cos’è una LIM e possono farsi un’idea di cosa aspettarsi dal suo utilizzo in classe attingendo all’esperienza sul campo di molti colleghi.

Ma cosa è successo nelle prime fasi del processo di diffusione? Quali erano le aspettative, le credenze e gli atteggiamenti maturati prima di “mettere mano” allo strumento? Abbiamo provato a scoprirlo proprio dalle parole degli insegnanti che hanno partecipato alla prima azione di formazione ANSAS sull’uso delle LIM, nell’anno scolastico 2009/2010. E per farlo, abbiamo analizzato i messaggi scambiati nella community dell’ambiente online dedicato ai corsisti in formazione.

Abbiamo scelto di analizzare i messaggi postati nella fase iniziale della formazione, tra 17 settembre 2009 e il 3 gennaio 2010.  L’analisi è stata concepita come strumento “diagnostico”. Abbiamo infatti individuato le misconcezioni più ricorrenti rispetto al funzionamento tecnico della LIM: messaggi come “molte lavagne multimediali non sono dotate di antivirus” possono contribuire, in formazione, a rilevare ad esempio il livello di familiarità dei corsisti con le tecnologie digitali. Allo stesso modo, abbiamo cercato di identificare gli stili di utilizzo: ad esempio attraverso frasi come “la possibilità di proiettare quanto scelto è veramente un grande ausilio” che lasciano pensare ad un uso della LIM nel quale non sono previste grandi interazioni per gli studenti. Tuttavia l’osservazione della community ha permesso rilevare anche altri aspetti.

In primo luogo, l’aspettativa dei corsisti verso la tecnologia è risultata molto alta. Come già avvenuto in altri paesi, la rappresentazione che gli insegnanti avevano elaborato della LIM prima di arrivare in formazione era stata influenzata da una comunicazione che spesso miscela fonti eterogenee (ricercatori, decisori politici, soggetti del mercato) creando alcune banalizzazioni che costituiscono una “eredità” da decostruire in fase di formazione. Ad esempio? L’equazione: LIM=”bacchetta magica” per riconquistare l’attenzione dei cosiddetti “nativi digitali”.

“Oggi la scuola è digitale!”, “Utile perché permette di dialogare con i ragazzi in un linguaggio loro più familiare”, “spero di coinvolgere i miei alunni nativi digitali”

 

Nel forum sono stati molti i messaggi che, spesso comunicando entusiasmo, in altri casi esprimendo perplessità, talvolta con un accenno di “rassegnazione”, hanno riproposto l’idea di un cambiamento, quasi di un destino ineluttabile della scuola verso la digitalizzazione determinato soprattutto da una distanza generazionale (reale? presunta?) tra studenti e insegnanti, più che da una trasformazione globale della società da industriale a informazionale.

Analizzando i messaggi nel forum, abbiamo potuto osservare la presenza di molti stereotipi: espressioni e frasi ricorrenti che hanno assunto quasi il valore di “formule”, molte delle quali mutuate proprio dalla sfera della comunicazione “intorno” alla LIM.  Tra queste, alcune aspettative e credenze associate all’impatto della LIM su motivazione ed attenzione.

“Gli alunni diventano attivi, protagonisti”, “Gli studenti trovano maggiore motivazione allo studio”

“La lim facilita l’apprendimento solo perché cattura l’attenzione dei nostri alunni”

Nel forum erano presenti naturalmente anche gli “apocalittici”, insegnanti che hanno espresso riserve o sottolineato criticità. Anche in questo caso, però, vale la pena evidenziare una tendenza ad attribuire alla lavagna digitale un ruolo di “antagonista” (al docente, al libro, alle metodologie più tradizionali): ruolo poco presente nella letteratura scientifica e meno ancora nella comunicazione commerciale ed istituzionale, ma che ricorre in molti messaggi come “sentire comune” degli utenti della community.

“Io non credo che se il posto della lavagna tradizionale verrà preso da quella digitale, cambierà il ruolo dell’insegnante” “Il maestro non può essere sostituito in questo da nessuna innovazione tecnologica.” “NO! Le LIM saranno lo strumento del futuro, ma i docenti restano una RISORSA insostituibile!!”

In tutti i casi si è potuto osservare che, almeno nella fase iniziale della formazione, gli utenti della community hanno cercato di aggregarsi su posizioni comuni, dando vita solo raramente ad un dibattito nel forum. E si è evidenziato un forte desiderio di “rendere semplice” l’introduzione della LIM affidandosi a credenze che “risolvono” le questioni metodologiche, forse dettate dal bisogno di dedicarsi alla conoscenza iniziale, più strettamente funzionale ed operativa, della tecnologia.


 

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