<

Verso la scuola digitale


8 agosto 2011

Da diversi anni il MIUR ha sostenuto progetti che hanno consentito l’introduzione delle tecnologie in classe. Senza dubbio quello che ha avuto un impatto forte in termini numerici è il Piano nazionale di diffusione delle LIM.

Naturalmente non mancano progetti che nascono con una logica bottom–up in cui le tecnologie sono espressione di una progettualità della classe (Classi 2.0). Nel complesso questi progetti rappresentano lo stato di maturità in materia di scelte tecnologiche delle scuole, quello che l’Europa chiama l’e-maturity (http://insight.eun.org/ww/en/pub/insight/misc/specialreports/impact_study.htm).

Nel corso di questi anni, gli insegnanti si sono confrontati con temi come l’organizzazione dello spazio, la flessibilità del tempo-scuola e la personalizzazione  dei percorsi. Temi ovviamente non nuovi all’attività didattica di un insegnante ma la “ingombrante presenza” delle tecnologie ha incoraggiato molti a modificare lo spazio classe anche semplicemente attraverso una diversa disposizione dei banchi. Questo ha fatto ripartire gli insegnanti che hanno ripensato l’impostazione metodologica della lezione sin dal curricolo e dai contenuti didattici che hanno cominciato ad assumere una forma sempre più digitale, condivisibile e disponibile per gli studenti e le famiglie su piattaforme (ad es. moodle) accessibili dal sito della scuola.

In molte scuole questo circolo virtuoso comincia a diventare un habitus ed ha attivato quel processo di contaminazione che il progetto Classi 2.0 aveva auspicato nei suoi obiettivi. Sembra delinearsi all’orizzonte la fisionomia di una scuola aperta, senza classi o con classi diffuse in cui la conoscenza diventa un’occasione personale di apprendimento in cui si acquistano credito anche le competenze acquisite anche in contesti non formali. Quanto più l’aula sarà strutturata in modo non casuale e indifferenziato, tanto più sarà un luogo significativo per l’identità dei suoi abitanti.

In questo clima di cambiamento e ripensamento dell’azione didattica un ristretto gruppo di insegnanti italiani si è confrontato con insegnanti provenienti da diversi paesi europei a Roma dall’ 11 al 12 Maggio (http://innovativeschoolsevent.weebly.com/12-may.html) sui temi dell’innovazione didattica attuata attraverso le tecnologie. A progetti di su tematiche scientifiche si sono susseguiti progetti che hanno affrontato problematiche relative alla formazione tecnico-metodologica degli insegnanti all’uso di strumenti come . Gli insegnanti belgi, ad es., hanno raccontato di un progetto che li ha visti nel ruolo di discenti per imparare ad usare le tecnologie dai loro studenti (The Teacher Aid Project, where students teach teachers how to use different technologies ).

Il prof. Ronald SCHAEFER, del Corlaer College di Nijkerk, in Belgio ha raccontato del team learning legato ad attività con la comunità locale (Team learning, less regular classrooms, more open work domains, close relationships with the local community in a digital learning environment).

Le scuole della Danimarca, hanno mostrato le loro abilità nella progettazione di strutture scolastiche funzionali alle esigenze degli studenti e dell’ambiente, grazie ovviamente agli ampi spazi di cui quelle nazioni ancora dispongono (dalla Hellerup school di Copenhagen, Anne Mette Kaae Petersen, The trampoline for line in the school opportunities).

Le voci del blog (http://innovativeschoolsevent.weebly.com/1/post/2011/05/welcome-to-the-innovative-schools-event-blog.html#comments) concordano nel promuovere iniziative di questo tipo o di trasformarle in eventi annuali, in modo da offrire occasioni di confronto ad una scuola che sta realmente cambiando e dare voce e spazio ai veri protagonisti, agli insegnanti e agli studenti. Il prossimo passo, infatti, sarà quello di coinvolgere gli studenti in eventi di questo tipo, perché come recitava una slide “Our interest should be in the future, because our students are going to spend the rest of their life there”.


 

Comments are closed.