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Il progetto

Il modello di assistenza

L’assistenza (coaching) nell’edizione dello scorso anno si è configurata come intervento on-the-job e è stata orientata all’acquisizione di competenze da parte del docente per migliorare la performance nel proprio contesto professionale (cfr. Raccomandazioni del consiglio Europeo 2006: Competenze chiave per l’apprendimento permanente).

L’azione di coaching ha l’obiettivo di sviluppare nuova conoscenza e personalizzare la performance che diventa “competenza  nel momento in cui viene ri-evocata” in un contesto diverso. (Dewey, Schön, Antinucci).

Il processo di attuazione del progetto è stato strutturato in fasi, che tengano conto delle specificità e competenze delle  singole università, delle scuole e delle altre realtà presenti nel territorio.

Dai report forniti dalle Università che hanno seguito le scuole secondarie di primo grado al termine del primo anno di sperimentazione è emerso che il processo di assistenza attivato dalle Università coinvolte ha riguardato prevalentemente il processo di progettazione nelle classi 2.0 in relazione al contesto. E’ emersa una certa confusione riguardante i concetti di metodologia, obiettivo, attività, setting e come integrare una tecnologia nella didattica. Le discussioni sugli aspetti più operativi (setting e tecnologie) hanno contribuito a generare interrogativi positivi sulle modalità di utilizzo di tecnologia in classe e sugli spazi a disposizione.

Alla luce di quanto accaduto, il lavoro dell’Università nella scuola primaria dovrà orientarsi ad approfondire i temi della progettazione didattica rispetto ad un ciclo scolastico le cui specificità sono indicate nelle Indicazioni Nazionali. Il modello di intervento delle Università dovrà essere orientato a creare piccoli gruppi di insegnanti appartenenti a scuole diverse che lavorano insieme anche in rete alla progettazione di lezioni e/o pratiche innovative di insegnamento, per la soluzione dei problemi della classe, per migliorare i livelli di apprendimento degli studenti. Questa modalità di lavoro consentirà di sviluppare competenze tecniche all’uso degli strumenti previsti nel progetto ed ad acquisire la consapevolezza metodologica attraverso un’attività di riflessione (coaching) relativa alle azioni messe in atto, con l’obiettivo di dare vita a situazioni didattiche capaci di coinvolgere l’intera classe (fase di sperimentazione).

Per la scuola secondaria di Secondo Grado l’intervento, che verrà seguito e curato da un ristretto numero di tutor-coach, dovrà tenere conto degli orientamenti espressi nell’Obbligo Formativo e nel documento che regola il Riordino dei Cicli della Scuola Secondaria. In particolare anche alla luce di quanto emerso dall’analisi delle Idee 2.0 i tutor-coach dovranno attivare un sistema di assistenza che preveda momenti di formazione sugli aspetti metodologici  dell’uso delle  ICT nelle discipline.

Numerosi lavori relativi alla formazione dei docenti mostrano che gli insegnanti in servizio apprendono principalmente attraverso la pratica, con una riflessione “nella” e “sulla” pratica  (Altet et al., 2006; Barrett H., 2005; Schön, 1983, 1994; Perrenoud, 1994; Altet-Paquay-Perrenoud, 2002). Nel corso della carriera, gli insegnanti sviluppano dei saperi d’azione nell’azione, sull’azione e per l’azione, risolvendo problemi in modo riflessivo, ricercando informazioni con criteri di pertinenza e di efficacia all’interno di una comunità di pratiche professionali. In particolare si dovranno strutturare percorsi di accompagnamento che favoriscano i processi di riflessione. Come riprende Pellerey da un testo di P. Levy (La pensée sauvage) il lavoro di progettazione del bricolage si basa sulla progettazione a partire da “materiali” e risorse esistenti e sulle esperienze pregresse degli attori. Inoltre i progetti sono condizionati dalle circostanze e dalle contingenze presenti. L’azione messa in atto si appoggia su una razionalità pratica più che su una di tipo tecnico-scientifica. In particolare l’esigenza formativa del docente-bricoleur deve partire da alcuni elementi che sono: le caratteristiche degli studenti, i contenuti educativi da proporre, i vincoli istituzionali, le esperienze positive e negative vissute. La risposta a questa esigenza di formazione deve partire quindi da quello che sempre Pellerey definisce “saggezza pratica” e buon senso. In particolare è necessario partire da situazioni e soggetti concreti e dallo loro resistenze per avviare un lavoro di ripensamento progettuale dell’azione didattica. Questo è possibile attraverso la pratica riflessiva (M.V. Manen, 1995).

Il lavoro del team regionale si snoda nel corso dell’anno scolastico, con incontri periodici interni, in presenza o in videoconferenza, incontri collegiali, e/o a carattere seminariale in chiusura del percorso annuale.

Il supporto dell’équipe universitaria si è indirizzato al coordinamento e al supporto alla progettazione nei diversi Consigli di Classe; su questo terreno si sono espresse le competenze del gruppo di ricercatori, esperti di nuove tecnologie  e del rapporto tra queste e l’innovazione didattica.

Il gruppo regionale dovrà orientare il proprio intervento non presentando ai docenti modelli di progettazione, nè predeterminando al contempo indicazioni rigide a livello di obiettivi, metodologie e strumenti. Ciò è riconducibile alla logica di progettazione bottom up che ha l’obiettivo di dare spazio e di valorizzare le diverse specificità delle scuole.

Il team di progetto dell’università potrà fornire indicazioni per far sì che l’impiego delle nuove tecnologie venga strettamente indirizzato ad una reale innovazione dell’ambiente di apprendimento superando la genericità dei progetti delle scuole, o la scarsa correlazione tra l’impiego delle strumentazioni acquistate e le specificità delle realtà scolastiche con indicazioni specifiche relative all’individuazione delle esigenze formative dei docenti, alla segnalazione di software e di materiali open source, ecc o fornendo, a richiesta, ulteriori informazioni e azioni di supporto all’attuazione dei progetti.