A lezione di Inglese in edMondo


di Andrea Benassi in |

Lunedi 16 gennaio si è tenuta una lezione di inglese in Welcome Area. L’insegnante è d’eccezione: Heike Philp, fondatrice e AD di Let’s Talk Online. Gli studenti: i corsisti del corso di perfezionamento “Lingue nella Rete” presso la IUL (Università telematica).

Di seguito, il video che riproduce i momenti più importanti della lezione:

Come il video evidenzia bene, il plusvalore didattico rispetto all’utilizzo di uno strumento come Skype, è dato dalla disponibilità di un luogo simulato condiviso, che viene usato per allestire attività finalizzate all’apprendimento della lingua.


| 29 gennaio 2013 | 0 commenti

Il racconto delle esperienze


di Giusy Cannella in |

Le classi 2.0 sono giunte alla conclusione del loro percorso di sperimentazione. I primi risultati verranno raccontati dalle scuole attraverso la documentazione raccolta da Indire e curata dai Nuclei territoriali. Alcune Classi 2.0 presentano la loro esperienza al convegno a loro dedicato ad ABCD di Genova.
Le scuole hanno raccontato le attività curriculari attraverso percorsi di scrittura on line (che hanno dato vita a blog permanenti),come quelli realizzati dagli studenti dell’Istituto Comprensivo Aldo Moro di Frosinone. Sono state raccontate attività nate in seno al progetto Cl@ssi e orientate a stimolare il pensiero critico degli studenti o volte ad approfondire il rapporto tra scuola e territorio attraverso l’uso delle tecnologie. Un’altra scuola ha messo in evidenza il percorso fatto insieme agli studenti sugli aspetti cognitivi dell’apprendimento che li ha portati a vincere il premio Brain Awareness Week. Il “Volta” di Perugia racconta che dopo l’avvio del percorso di innovazione portato avanti da Cl@ssi 2.0 non si può tornare indietro, e così la scuola ha avviato un processo di riorganizzazione che è partito dall’introduzione di LIM e tablet ed ha portato alla riorganizzazione di tutta la scuola sia dal punto di vista didattico che amministrativo.

Per tutte le scuole invitate a raccontare una cosa è certa il processo di innovazione è a senso unico, una volta intrapresa questa strada non si può più tornare indietro!


| 16 novembre 2012 | 0 commenti

edMondo ad ABCD 2012


di Andrea Benassi in |

EdMondo, l’ambiente virtuale 3D online di INDIRE, sarà presente ad ABCD 2012 - il salone italiano dell’Educazione a Genova – nell’ambito dell’area espositiva “Quando lo spazio insegna: ripensare lo spazio e le dotazioni per la scuola del nuovo millennio”.

Per l’occasione, alcuni studenti dell’ITCGT “G. Salvemini” di Molfetta, guidati dalla docente Maria Messere, utilizzeranno edMondo per ricostruire in virtuale, a partire da una planimetria, la loro scuola, ripensandone però alcune funzioni e spazi sulla base della loro esperienza di studenti.  Alla costruzione parteciperanno da remoto alcuni docenti e studenti di altre scuole, collegate in edMondo per l’occasione.

Per chi sarà in Fiera, l’appuntamento è giovedi 15 novembre dalle ore 16:45 alle 18:00 e venerdi 16 novembre dalle 9:30 alle 12:30, nello “spazio esplorazione” della suddetta area espositiva (lo spazio in basso a sinistra nello schema che segue).


| 12 novembre 2012 | 0 commenti | Tags:edMondo

Raccontare storie con i Mondi Virtuali


di Andrea Benassi in |

 

Il linguaggio audiovisivo è difficile da praticare a scuola, per ragioni fin troppo evidenti: girare dei video è costoso, richiede attrezzature, richiede magari di uscire fisicamente dalla scuola.

Nonostante la media education stia entrando nelle indicazioni e nei programmi di molti paesi, problemi di tipo logistico, economico e metodologico continuano a limitare l’adozione, soprattuto in un approccio di produzione. Con il risultato che la produzione audiovisiva continua ad essere affrontata poco, al limite come disciplina specialistica destinata a pochi.

Se da un lato, quindi, tutti siamo “lettori” dell’ audiovisivo – tutti andiamo al cinema, tutti vediamo continuamente spot, videoclip etc. -  sono ancora in pochi quelli in grado di “scriverlo”.

E’ pur vero che, da quando c’è la Rete, è aumentato enormemente il numero di persone che producono e pubblicano video; ma, a ben guardare, è vero anche che la stragrande maggioranza dei video su YouTube si limita a registrare la realtà: lo spettatore/narratore, semplicemente, rappresenta e interpreta ciò che gli si para davanti agli occhi. Siamo lontani da quello che avviene con la scrittura alfabetica, che ci permette anche di inventare dei mondi con la stessa facilità, realistici o fantastici che siano.

I mondi virtuali ci offrono questa opportunità: rappresentare con il linguaggio audiovisivo quel che fino ad oggi, a scuola, poteva essere scritto solo con la penna.
In un mondo digitale user-created, diventa facile realizzare uno scenario, rappresentare una storia, e poi filmarla.

Ecco un esempio di quello che è possibile fare con i mondi virtuali, un software di editing video e – ovviamente – un pò di immaginazione…

YouTube è pieno di video come questi. Cercateli attreverso la parola “machinima” (vedi Wikipedia). Scoprirete una vera e propria galassia di storie girate da persone che adesso hanno un nuovo modo per raccontarle.


| 24 luglio 2012 | 0 commenti | Tags:media educationMondi VirtualiSecond Life

Curare la relazione, intrecciando ambienti fisici e virtuali


di Anselmo Grotti in |

Cos’è una “rete”? È la capacità di creare relazione. E non c’è distinzione tra le modalità in cui si realizza la relazione. Il rapporto autenticamente umano innerva sia la conversazione faccia a faccia sia quella mediata dalla tecnologia, il rapporto amicale e quello professionale, quello finalizzato al raggiungimento di un obiettivo e l’interazione quotidiana.

Questa è la storia di Paolo, uno studente che nell’estate tra la quarta e la quinta liceo scientifico ha scoperto di avere una malattia severa.

Il   primo video realizzato da una emittente comunitaria locale, riporta una sessione di filosofia svolta con i compagni durante la quarta liceo, davanti agli studenti delle classi terze. Proprio a Paolo era toccato di commentare i testi di Platone riferiti alla guarigione dell’anima attraverso il dialogo e la comunicazione. E a dire che tale guarigione dell’anima si intreccia con quella del corpo. Ascoltare queste parole a distanza di un anno non lascia indifferenti.

Il secondo video, realizzato da Rai Uno, mette in evidenza la profonda umanità coltivabile negli ambienti tecnologici, superando in un colpo tanti luoghi comuni. Paolo ha frequentato la classe quinta per lo più in forma “virtuale”, attraverso un collegamento in videoconferenza e con altri ausili tecnologici. Eppure per lui, per i compagni, per i docenti, per i familiari l’ambiente digitale è stato un ambiente perfettamente umano e umanizzante.

La scuola, pur nelle sue difficoltà, può trovare sostegno se si apre alle realtà del territorio. Tutti hanno fatto “rete” in questa storia: una rete tecnologica, umana, professionale, culturale e di amicizia. Nel caso specifico si è trattato di un intervento che ha dato una risposta a due diritti costituzionali fondamentali: il diritto allo studio e il diritto alla salute. Non sono purtroppo pochi i casi in cui uno studente è impossibilitato a frequentare in modo regolare la scuola per problemi di salute, più o meno lunghi. Ma non si tratta solo di casi legati a difficoltà specifiche: quella che la scuola ha davanti è la sfida di abitare l’ambiente di vita delle persone: studenti, docenti, famiglie. Ognuno con le sue caratteristiche: ma uno “spazio condiviso” è indispensabile in un scuola che voglia davvero essere “comunità dell’apprendimento”.

Paolo è tornato a scuola alla fine dell’anno scolastico, e ha terminato con successo gli esami di Stato.


| 19 luglio 2012 | 0 commenti | Tags:Ambienti virtualiComunità di apprendimentoE-Learningscuola laboratoriotecnologie

Gli spazi della scuola del futuro: la parola ai dirigenti


di Giusy Cannella in |

Laddove con le ICT è stato possibile scardinare la dimensione temporale della lezione in classe, lo spazio fisico dell’aula si dimostra essere ancora troppo rigido e standardizzato. La fluidità dei processi comunicativi innescati dalle ICT si scontra con ambienti fisici che risultano essere sempre più inadeguati poiché indistinti per obiettivi e finalità didattiche. Dopo la trasformazione della classe in laboratorio, è necessario modificare l’assetto degli spazi scolastici.
Perché questo processo possa avviarsi in maniera efficace ed in tempi brevi, il MIUR ha costituito un gruppo di lavoro costituito da architetti e esperti in materia di innovazione didattica che ha il compito di revisionare le esistenti linee guida sull’edilizia al fine di consentire la costruzione di nuovi edifici scolastici che riflettano i valori imprescindibili dei modelli didattici per il nuovo millennio.L’innovazione richiesta non si riflette solo nei materiali di costruzione ma soprattutto nella concezione culturale di una scuola che deve far fronte a nuovi skills, nuovi scenari di apprendimento e d’insegnamento.

Il lavoro del gruppo, però, non può prescindere dalle esigenze degli stakeholder, per questo motivo è emersa la necessità di avviare  un dialogo tra chi la scuola la abita e chi la costruisce, a partire da un’analisi dei bisogni attraverso un questionario rivolto ai dirigenti scolastici, proposto di seguito.

QUESTIONARIO PER DIRIGENTI SCOLASTICI >>


| 5 luglio 2012 | 0 commenti

Non aprite quel libro…


di Elena Mosa in |

Il 20 di aprile sono stata invitata ad intervenire nell’ambito del convegno “parole in rete”, i cui oggetti sono stati l’e-book ed i nuovi testi di editoria digitale.

Il libro è racchiuso nei confini della copertina e vincolato alla linearità impostagli dalla rilegatura. C’è chi ne ha studiato in maniera approfondita le “soglie” (Genette) come una forma di espressione, come parte del significato che si intende comunicare.

Cosa succede quando un libro va in rete?

Il primo passaggio è la totale perdita di confini. I collegamenti lo aprono a connessioni manifeste, fino a quel momento relegate alla mente del lettore o appena accennata dalle note, cugine cartacee del link.

Ma se ci fermiamo qua forse ci perdiamo il lato più avvincente dell’esperienza, ovvero la multimedialità e la socialità dell’esperienza.

Quali forme di sinergie e complementarietà tra pixel e carta? È una competizione con vincitori e vinti oppure si può trovare un equilibrio? A mio parere sì.

A Gutenberg lasciamo le dimensioni di riflessione, essenzialità e linguaggio verbale. In questa direzione Carlini sostiene che nel testo tutto pare concorrere alla riduzione del rumore e il linguaggio monocodice tende a farsi trasparente, quasi a lasciarsi attraversare per rendere l’esperienza di lettura più immediata.
Opposto, direi, lo scenario che si apre nel digitale, dove dominano le dinamiche dei linguaggi multimediali che puntano alla moltiplicazione dell’esperienza grazie a sollecitazioni visive, uditive, simulazioni, interazioni ecc. Ma la rete è anche il luogo ideale per l’interazione, l’esplorazione e la condivisione, le famose tre X di Idit Harel: eXpression, eXploration, eXchange.

Il testo digitale si lascia manipolare, socializzare, scrivere e riscrivere. Ma si lascia anche orientare, pensiamo ai contenuti cosidetti “reflowable”, ovvero quelli che se giri l’Ipad si adatto al layout dello schermo.

Molte sono le domande che vengono in mente. Dal testo monocodice alle APP: dove si posiziona il libro? Dove il testo digitale? Cosa è un testo? Cosa non è un testo digitale?

In allegato le slide della presentazione fatta al convegno “parole in rete”, Massa, 20 aprile 2012, presso la Scuola Don Milani.


| 4 luglio 2012 | 0 commenti | Tags:eBook

BookTrailers


di Raffaella Fiorini in |

Raffaella Fiorini è insegnante d’inglese presso il Liceo Classico di Anzio (Roma) e formatrice di docenti. Attualmente collabora con European Schoolnet – Future Classroom Lab in progetti di sperimentazione didattica delle nuove tecnologie.

Nel corso di quest’anno scolastico, con i ragazzi di terza del Liceo “Chris Cappell” di Anzio, abbiamo partecipato al progetto europeo Read-it.

Il progetto era finalizzato alla realizzazione di un booktrailer come strumento per incentivare la motivazione dei ragazzi nei confronti della lettura e scrittura attraverso un canale a loro più familiare.

Il booktrailer è uno strumento agile da usare e realizzare: è di breve durata e di impatto immediato. Il contenuto e l’atmosfera del libro vengono presentati in modo accattivante e veloce, facendo ricorso al modello del trailer cinematografico. E’ dal mondo del cinema, infatti, che il booktrailer deriva.

Da un punto di vista didattico offre numerosi vantaggi:

  1. Può essere utilizzato per invogliare i ragazzi a leggere un libro: la velocità e l’immediatezza di questo strumento aiutano, infatti, a mantenere desta l’attenzione e a stimolare la curiosità nei confronti del testo proposto.
  2. Può essere impiegato come strumento di analisi e sintesi di un’opera letteraria. Per poterrealizzare un booktrailer, infatti, i ragazzi devono leggere con attenzione il testo, coglierne gli aspetti fondamentali per poi essere in grado di tradurli in altro linguaggio attraverso la musica, le immagini, le parole.

Ho proposto alla classe la lettura di “Nineteen-Eighty-Four” e “Animal Farm” di G. Orwell. Dopo aver letto i libri, abbiamo discusso insieme sui contenuti e le emozioni suscitate. Quindi i ragazzi hanno prodotto uno storyboard, con il riassunto del libro scelto e le loro idee su come sviluppare il video.

Successivamente, è iniziata la fase operativa. Ho mostrato ai ragazzi alcuni booktrailer professionali presenti su youtube e ho chiesto loro di iniziare una ricerca su internet per il reperimento di video, immagini e musiche. Il booktrailer è stato realizzato con Windows Movie Maker, un’applicazione facile da usare e con cui i ragazzi hanno già molta familiarità.

Ritengo il booktrailer uno strumento utile che può essere inserito agevolmente nella pratica didattica quotidiana sia per l’insegnamento delle lingue che per progetti multidisciplinari.


| 17 giugno 2012 | 0 commenti | Tags:libritrailervideo

Come fare la documentazione finale di Cl@ssi 2.0?


di Anna Rita Vizzari in |

Anna Rita Vizzari é insegnante di Lettere nella scuola secondaria di primo grado a Sestu (CA), autrice di libri e kit didattici, formatrice dei docenti. Attualmente anche docente a contratto di «Letteratura italiana e Didattica dell’Italiano» a Cagliari.

Il video qua proposto è una slideshow che costituisce la documentazione finale del percorso triennale Cl@ssi 2.0 della 3a E della Scuola Secondaria di 1° Grado “Antonio Gramsci” di Sestu (Cagliari). Come si è arrivati a questo genere di documentazione? Si è ragionato con i ragazzi sia sugli elementi da rappresentare sia sullo strumento con cui realizzare il “prodotto finale”.

Intanto bisognava riflettere sul contenuto. Che cosa documentare, fra le tante attività svolte nei tre anni scolastici? Fra gennaio e febbraio del terzo anno ho proposto ai ragazzi due strumenti di brainstorming per l’individuazione degli elementi ritenuti significativi nel corso del triennio, da far confluire nella slideshow: – innanzitutto un documento condiviso tramite Google Docs, dove un’alunna ha fornito un suggerimento di cui ho tenuto conto per l’impostazione iniziale – la Cronistoria – della slideshow: «Secondo me dovremmo documentare tutto dall’inizio, da quando abbiamo avuto le tecnologie e documentare tutto lo sviluppo che c’è stato, compresi i lavori, il blog e il resto». – quindi una bacheca collaborativa su Edistorm, dove si sono inseriti diversi post-it, alcuni dalla funzione meramente fàtica, altri di raccolta delle idee (sugli elementi da mettere in risalto) e di ricordi (sui lavori svolti man mano).

Bacheca collaborativa su Edistorm

Bacheca collaborativa su Edistorm

Per quanto riguarda lo strumento, nonostante in classe per le slideshow fossimo soliti ricorrere al software gratuito Photostory, ho pensato di utilizzare Animoto, webware che fornisce dei pacchetti – dalle animazioni alle musiche – artisticamente interessanti che avrebbero conferito qualcosa in più al prodotto finale. Prima però bisognava saggiarne le funzionalità e le potenzialità. Per questo ho chiesto ai ragazzi (in un post del blog di classe) di dividersi in gruppi ciascuno dei quali avrebbe creato una slideshow inserendovi screenshot – scaricate dal sito e dal blog in cui abbiamo condiviso contenuti – di lavori realizzati (come slide, mappe mentali, mappe concettuali). I ragazzi, con un account gratuito, potevano realizzare una slideshow di massimo 30 secondi; questo limite è stato visto come una sfida, perché a quel punto bisognava individuare le fotografie più rappresentative e scrivere testi brevi ma efficaci. I lavori svolti dai ragazzi sono stati interessanti; un gruppo ha anche coniato uno slogan calzante («Piccoli fuori, grandi dentro»).

A quel punto avevo abbastanza elementi per realizzare io, a mia volta, il video finale di documentazione, con un account plus privo di restrizioni di tempo. Il risultato è quello che avete visto all’inizio di questo post (da Animoto.com).


| 5 giugno 2012 | 0 commenti | Tags:sardegna

Il Pacioli “tra le nuvole”


di Giuseppe Tiranti in |

Il filmato illustra le novità che l’introduzione del cloud computing ha comportato per l’Istituto Tecnico Pacioli di Crema.

Strumenti di comunicazione, condivisione e collaborazione modificano e allargano i confini architettonici tradizionali creando luoghi grandissimi o piccolissimi a seconda del numero dei partecipanti. Tutti ci possono scrivere quando ne hanno bisogno.

I dipartimenti si allargano nelle mura domestiche. La classe si incontra e dibatte la sera ed a volte di notte. La stessa classe può attraversare l’oceano per scambiare opinioni con studenti americani. Non più la classe che si sposta nei laboratori, ma i laboratori che entrano in classe e simulano qualunque ambito.

I siti raggruppano materiale didattico e vere e proprie Unità Didattiche fino a formare una nuova biblioteca multimediale. Una didattica flessibile come anticipo di una architettura scolastica più flessibile. Faldoni e cataste di carte che spariscono sostituite da cartelle digitali contenenti tutto ciò che serve per la scuola: curriculum, verifiche, dichiarazioni.

Tutto senza discriminare sulla tecnologia utilizzabile: ogni device diventa una postazione di lavoro dove partecipare al cambiamento.


| 24 maggio 2012 | 0 commenti | Tags:cloud